| Cenni di storia ...
La conca di Norcia, già fondo pliocenico svuotatosi probabilmente per
l'apertura del varco di Biselli, fu assai presto frequentata dall'uomo che vi
lasciò cospicue tracce a partire dall'età neolitica. L'età del Bronzo e la
prima età del Ferro sono documentate da cospicui reperti rinvenuti a Forca d'Ancarano e da due
corredi funerari datati a partire dal IX secolo a.C.
Tra IX e III secolo a.C. Nursia fu abitata dal popolo Sabino
documentato, oggi, da un villaggio di capanne e una necropoli rinvenuti
nel 1998-99 fuori Porta Romana.
Nel 290 a.C. Norcia fu conquistata dai romani sotto la guida di M. Curio
Dentato. Già nel 268 a.C. i nursini furono ammessi al godimento della piena
cittadinanza e nel 241 a.C. ascritti alla tribù Quirina. Nel 205 a.C., organizzati in
prefettura, inviarono milizie a Scipione l'Africano. Dopo la guerra sociale
Nursia divenne municipio.
Il Cristianesimo s'innestò sopra una preesistente presenza giudaica e fece
la sua comparsa con l'evangelizzatore S. Feliciano verso il III sec. d.C., ma il
primo Vescovo nursino appare solo alla fine del V secolo e la diocesi fu, più
tardi, accorpata a quella di Spoleto. Verso il 480 d.C. nacquero i Santi Benedetto e
Scolastica.
Nel 962 Norcia fu donata da Ottone I al Papa Giovanni XII. Nel 1163 Norcia
risulta assoggettata al Capitolo Vaticano. La dipendenza dalla vicina Spoleto
veniva riconosciuta nel 1201 con la sottomissione a mezzo di un console del
popolo, il primo di tal genere a noi noto. Se il secolo XIII è il momento della
crescita impetuosa, il sec. XIV è la fase del consolidamento delle conquiste
compiute e al tempo stesso di nuove lotte per garantirsi tutti gli spazi vitali
possibili e per limitare le politiche di controllo dell'autorità ecclesiastica
con la quale doveva continuamente conciliarsi la libertà del Comune. La linea
di tendenza, contraddetta da numerosi episodi, fu quella della
fedeltà alla Chiesa e al partito guelfo. Dopo un breve periodo di magistratura
podestarile, di marca aristocratica, prese il sopravvento una forma di
governo popolare simboleggiata dalla figura del Capitano del Popolo e
rappresentata da un collegio magistraturale controllato dai ceti artigianali e
mercantili.
Il '400 fu il secolo più ricco di luci e di ombre, segnato ancora
da periodi di autonomia e da un'intensa attività diplomatica presso la corte
pontificia, presso i potentati di mezza Italia e presso i capitani di ventura da
cui dipendevano, a volte quanto e più che da Roma, le fragili sorti del Comune.
Si risollevarono le ostilità con Spoleto, Camerino, Ascoli, Visso e Cascia, ma si
affermò anche un periodo di prosperità basata, come nel passato, sul
commercio, sull'industria armentizia, sulla manifattura tessile e
sull'artigianato. Con gli spoletini i nursini ingaggiarono una dura lotta culminata in
alcuni fatti d'arme che per le loro implicazioni produssero un certo allarme fra
le corti del tempo (1454), ed un inasprimento dei modi della Chiesa verso la
Città di Nursia.
Agli inizi del sec. XVI il giogo della Chiesa si fece più pesante: venne
mutata la forma di governo (1506) e comparve di nuovo la figura del commissario
papale che prese il posto del Podestà insediandosi anche fisicamente nella sua
residenza nursina. L'istituzione della Prefettura della Montagna sotto
Pio V nel 1569 portò con sé i presìdi giudiziari, amministrativi e militari
che dettero nuovo lustro alla città divenuta capoluogo di un piccolo stato a
cavallo tra Marche e Umbria. Il Prefetto della Montagna risiedeva in un edificio
creato ad hoc nel 1554 per il governatore papale, la Castellina, che
soppiantava il vecchio palazzo del podestà abbattuto per l'occasione.
I secoli successivi paiono rappresentare per Norcia un periodo di stagnazione
crescente se paragonati con la vivacità e creatività delle epoche precedenti.
Il nuovo ceto mercantile e imprenditoriale creò ricchezza, ma più che altro
all'interno di ristrette cerchie oligarchiche, le stesse che avevano accesso al
potere locale. All'inizio del '600 Norcia contava 1200 focolari che arrivavano a
4300 col contado, per un totale di circa 18000 anime. Divisa in 5 parrocchie,
aveva 3 conventi maschili dentro le mura e 4 fuori le mura, 6 monasteri di
monache, 4 ospedali, 8 confraternite, 10 collegi delle arti, 8 osterie con
alloggio e circa 100 chiese nel distretto. In città si destò una discreta
attività culturale: buone scuole pubbliche, un teatro, un'attività musicale e
un'accademia letteraria. E' questo un periodo di intensi contatti con gli
ambienti artistici di Roma, Firenze, Napoli di cui tante testimonianze
sopravvivono anche nei villaggi più sperduti della montagna.
Il '700 è ricordato per i due disastrosi terremoti del 1703 e 1730 che
cancellarono di colpo l'assetto urbanistico conseguito dal capoluogo e dai suoi
castelli dopo il 1328.
La successiva decadenza demografica innescò una grave crisi economica
causata anche dall'ammodernamento dei mezzi di produzione e dalla circolazione
delle merci su scala ben più vasta che in passato.
La rivoluzione francese stravolse il sonnolento corso degli avvenimenti
cittadini. Nel febbraio del 1798 si presentarono i giacobini d'oltralpe ma
gl'insorgenti locali e le truppe filoaustriache li costrinsero a lasciare il
campo il 13 maggio 1799. Fino al 1809 Norcia tornò sotto al governo
pontificio, retta da un prefetto come in passato. Dal 1809 al 1814 entrò a far
parte dell'Impero Francese. La restaurazione pontificia la fece diventare
capoluogo di distretto nella delegazione di Spoleto. In compenso venne
finalmente ripristinata l'antica sede vescovile (1820). Una carestia (1854),
un'epidemia di colera (1855) e, con aggravio della sorte, un disastroso terremoto
(1859) portarono Norcia in uno stato pietoso. Il 18 settembre 1860 un plebiscito
sancì l'unione dell'Umbria alla madre patria (Regno d'Italia) e la fine del
potere dei papi. Dopo l'unità una vasta opera di ammodernamento interessò la
cittadina che si arricchì di pregevoli opere pubbliche: Porta Romana, Corso
Sertorio,
il monumento a S. Benedetto, il nuovo teatro civico, la scalinata e il prospetto del
palazzo comunale, il campanile di S. Maria, il mattatoio, un nuovo acquedotto e
la realizzazione di alcune strade.
Il nuovo clima politico e le iniziative umanitarie nate
all'insegna della fiducia nel progresso non riuscirono a sanare i tanti problemi
connessi con la secolare miseria in cui versava gran parte della popolazione, è
per questo che tra fine del secolo e l'inizio del '900 mezzo migliaio di nursini
emigrarono in America. Intanto era giunta la corrente elettrica e veniva
inaugurato tra Spoleto e Norcia il primo servizio pubblico italiano di
automobili a vapore (12 ottobre 1902). Dopo la prima guerra mondiale furono
portati a termine i lavori della ferrovia elettrica Spoleto-Norcia, inaugurata
il 1 novembre 1926 e inconsultamente soppressa il 31 luglio 1968. I due
conflitti mondiali costarono anche a Norcia un pesante tributo di vite umane. La
montagna di Norcia fu teatro della lotta partigiana, vide il passaggio delle
truppe tedesche e l'arrivo degli anglo-americani. Venne liberata il 15 giugno
1944.
La cittadina, arrivata all'inizio di questo terzo millennio,
è reduce da un'impegnativa opera di ricostruzione iniziata dopo il sisma del 19
settembre 1979 e giunta ormai quasi al termine. La popolazione si aggira intorno
ai 5000 abitanti. Si è frenata l'onda emigratoria verso le grandi città a
causa della loro invivibilità e si sta rivalutando la località come sede
ideale per una vita tranquilla e a "misura" d'uomo. L'economia si basa
sull'agricoltura, l'artigianato e il turismo.
(I cenni storici sono tratti da R.
Cordella, "Guida di Norcia", Città di Castello, 2002) |