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Località Opaco: la
necropoli del caseificio.
A partire dall’autunno del
2000 in località Opaco sono state messe in luce 106 tombe, databili tra il VI
sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C.
Le tombe si disponevano con una
certa casualità, senza differenze di localizzazione tra le sepolture di epoca
più antica e quelle di fase più tarda, tanto che queste ultime in alcuni casi
hanno parzialmente distrutto quelle precedenti.
Le tombe più antiche, semplici
fosse scavate nel terreno alluvionale, sono orientate prevalentemente in
direzione E/W. Nelle tombe infantili il piccolo defunto veniva deposto tra due
coppi contrapposti.
In epoca ellenistica , accanto alle più comuni sepolture
a fossa, inizia l’uso di costruire tombe del tipo a camera e a cassone. Nella
maggior parte dei casi esse sono orientate N/S, secondo l’asse della vicina
strada. Sono state rinvenute nove tombe a camera e sette a cassone, alcune delle
quali sono oggi visitabili nell’area del caseificio. |
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Tomba 92
Tipologia: tomba a cassone di laterizi con copertura a volta e piano
di posa dello scheletro in laterizi e frammenti fittili vari.
Orientamento: NE/SW
Individuo deposto: donna di giovane età. Lo scheletro presenta
marcati segni artrosici della colonna vertebrale, conseguenti ad un forte
trauma, dovuto a un colpo ricevuto nella spalla destra, dal di dietro, che ha
provocato la frattura della clavicola. Il frammento osseo si è poi risaldato in
posizione dislocata con formazione di un vistoso callo osseo e anomala fusione
di questo con la scapola e di molte coste col le vertebre del tratto
mediotoracico.
Corredo: ceramica a vernice nera (un piccolo cratere, un attingitoio,
un piattello, una patera), ceramica a pareti sottili (un’olletta), ceramica
comune (un bicchiere/olletta), ceramica da fuoco (una teglia), un lagynos,
un’anfora dipinta, due balsamari, una patera in bronzo, due anelli digitali in
bronzo, uno specchio in bronzo, una fascetta in bronzo con due fori passanti, un
anello porta strigile in bronzo con due strigili in ferro, una pinzetta in
ferro, un flabello in osso, un ago crinale in osso, resti di una cassetta in
legno (toppa di serratura in bronzo).
Pasto funebre: due individui di Gallus Gallus e tre Sus (neonato, un
esemplare di 3-4 mesi, parte sinistra del cranio di un esemplare di 18-22 mesi)
Datazione: II-I sec. a.C.
Spicca l’eccezionale stato di conservazione
dell’anfora di cui rimane ancora la superficie dipinta con motivi geometrici
in rosso su fondo bianco. |