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La quantità di dati provenienti
dai recenti rinvenimenti consente di disporre di un quadro sufficientemente
articolato degli usi e costumi funerari, che offrono di riflesso un quadro della
vita sociale in età ellenistica.
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Tipologie
tombali
La tipologia di tomba più
diffusa in antico a Norcia è la semplice fossa terragna. Il rito generalmente
è quello inumatorio, in alcuni casi il defunto veniva posto entro una cassa di
legno.
L’uso di costruire tombe iniziò
dopo che Nursia e tutta l’area più interna della Sabina passarono sotto il
controllo politico romano, avvenuto nel 290 a.C. con la vittoriosa campagna del
generale Manio Curio Dentato. Le tombe costruite erano destinate ad individui
appartenenti ad un ceto sociale ed economico di rilievo, che trovava nel mondo
greco orientale i modelli culturali di riferimento anche per quanto riguarda i
costumi funerari e la tipologia architettonica (1. Monumento funerario di Patara
in Licia, da J.P. Adam)
I modelli di costruzione
adottati sono due, realizzati con varie soluzioni tecniche. Il tipo più
piccolo, destinato a contenere un solo individuo, è un cassone di laterizi
chiuso da volta a botte. Una variante del cassone in laterizio sembra essere
quello costruito in legno, di cui due esempi sono documentati a Colle
dell’Annunziata. In questi casi non è stato possibile stabilire il tipo di
copertura. Tombe “a cassone di legno” sono ricordate anche negli scavi
condotti da Cesare Colizzi nel 1889 nel piano di Santa Scolastica, ma la
mancanza di planimetrie e documentazione fotografica non consente di precisarne
la tipologia.
Un secondo tipo di tomba, di
dimensioni maggiori, è una vera e propria camera, usata nel corso del tempo per
la deposizione di uno o più individui, verosimilmente appartenenti ad un unico
nucleo familiare. Le camere erano scavate nel sedimento ghiaioso e i muri
perimetrali venivano costruiti contro terra, in pietrame legato con malta oppure
in laterizi. Resti di intonaco di rivestimento parietale sono stati trovati
nelle tombe 24 e 50 di Opaco. La parete di ingresso delle camere era ricostruita
sommariamente dopo ogni deposizione usando pietrame di grande pezzatura messo in
opera dall’esterno, dove un breve corridoio “dromos” di accesso permetteva
di scendere dal piano di campagna alla quota pavimentale delle camere funerarie.
Anche queste tombe erano coperte
a volta, costruita in laterizi poste in opera di taglio (a Opaco e a Colle
dell’Annunziata) oppure in pietra (tomba di Popoli). Questo tipo di tomba a
camera è documentato anche nel territorio circostante Norcia, a Maltignano
presso Cascia (2).
Nelle necropoli nursine sembra
essere una costante l’uso di seppellire tra due coppi (3) i bambini morti in
età perinatale, senza apporvi corredo. Solo a partire dal secondo anno di vita
anche per i bambini viene generalmente adottata la sepoltura in fossa con
corredo funerario. |
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I letti
funebri
In alcune tombe a camera sono
stati rinvenuti ossi lavorati pertinenti alla decorazione di letti funebri.
L’uso di deporre il defunto su di una prestigiosa kline funebre si diffonde a
partire dal II sec. a.C. A Norcia e nel territorio circostante (Preci, Cascia)
sono stati trovati esemplari di letti funebri anche di alto livello qualitativo,
decorati con teste di leone, linci, grifi, cavalli alati e volti femminili (4).
Le decorazioni erano realizzate applicando elementi di osso su di un supporto in
legno con un’anima in ferro, del quale restano pochi resti. |
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I pasti
funebri
In numerose tombe sono stati
rinvenuti resti di ossa animali, poste per lo più all’interno di grandi
teglie (5) da fuoco o di piatti a vernice nera.
L’analisi archeozoologica,
condotta per ora su un campione di nove tombe, ha permesso di stabilire che sono
presenti prevalentemente due specie di animali: Sus Scrofa (67,93%) e Gallus
Gallus (24,53%). Sono documentati anche tre frammenti di Ovis e una vertebra di
pesce.
Il gruppo dei maiali è
costituito da individui quasi tutti sotto l’anno di età. Gli animali più
piccoli venivano cucinati e offerti interamente, mentre i soggetti di maggiore
età sembrano presenti solo per porzioni. In alcuni casi sono evidenti tracce di
macellazione (6, coste) che indicano il depezzamento dell’animale in senso
longitudinale in due porzioni, destra e sinistra.
I reperti di Gallus Gallus
documentano la presenza di esemplari interi, sia di sesso femminile che
maschile.
Non si sono rinvenuti presti di
granaglie e di frutta ma non si può escludere che l’offerta di cibo al
defunto comprendesse anche pani o focacce, minestre o polente di cereali, come
pure prodotti caseari o miele.
La presenza di anfore attesta
sicuramente l’offerta di vino, che poteva essere contenuto, come per altri
liquidi ad es. l’olio, anche in fiaschi (lagynoi) o in generale in vasi di
forma chiusa.
Il rinvenimento di grandi olle
(8), a volte chiuse con una pietra, può stare ad indicare l’offerta di acqua,
che non ha lasciato traccia nel recipiente. L’olla conteneva spesso un vaso di
piccole dimensioni, probabilmente usato per attingere. Nelle tombe a fossa
l’olla sovente era collocata al di fuori della sepoltura, in una buca scavata
a parte. In questo caso si può pensare che attesti uno specifico rituale
compiuto dai componenti il corteo funebre. |
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I
corredi
La struttura e la composizione
del corredo di vasi ed oggetti che venivano posti accanto al defunto per
accompagnarlo nell’Aldilà varia nel corso dei secoli.
In età ellenistica (III-I sec.
a.C.) il corredo di forme ceramiche, generalmente deposte in corrispondenza dei
piedi, mostra una composizione abbastanza definita e ripetitiva. Comprende di
consueto vasi da mensa (piatti, coppe, bicchieri, pissidi), un vaso profondo (un
piccolo cratere o una situla) per servire il vino e soprattutto l’anfora, che
conteneva appunto il vino pregiato offerto al defunto, segno della sua
disponibilità economica e del suo ruolo sociale. E’ costante inoltre la
presenza di una specie di fiasco con ansa verticale, lagynos, usato ugualmente
per contenere vino. E’ quasi sempre presente, spesso in più esemplari, la
grande teglia in ceramica rossastra da fuoco, rivestita all’interno da una
speciale “vernice” con funzione antiaderente, che doveva essere usata per
cuocere focacce.
All’interno di esse sono stati
trovati con grande frequenza resti di cibi destinati al defunto.
Nelle necropoli di Nursia è
molto diffuso l’uso di lasciare al defunto una moneta, posta sovente sul
petto. Secondo la credenza antica, nel viaggio verso l’Aldilà, serviva per
pagare a Caronte il traghettamento del fiume Acheronte, che sbarrava l’accesso
agli Inferi. |
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