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Si tratta di 15 tombe risalenti all’età del ferro e
probabilmente non contemporanee o solo in parte contemporanee all’abitato protostorico.
Sono sepolture ad inumazioni in semplici fosse scavate
nel terreno rivestite da pietre e riempite di terra e pietre, disposte senza un preciso orientamento e talvolta
sovrapposte.

Planimetria della necropoli preromana.
I corredi recuperati sono databili tra
la fine del VII e gli inizi
del III secolo a.C..
Questi sono collocati senza un ordine preciso dentro la
fossa mentre gli ornamenti personali sono adagiati lungo il corpo in ragione
della loro collocazione funzionale.
I corredi maschili sono composti in maggioranza da
armi in ferro: cuspidi di lancia, di giavellotto, spade.
Sono stati rinvenuti anche una vasta rappresentanza di
vasi.
Un settore della necropoli, per la ricchezza esibita dai
ritrovamenti dei corredi funerari nelle tombe, doveva appartenere a personaggi
illustri della società indigena dell’epoca.
La tomba n. 5 ne è un esempio. Un corredo di ben 40
oggetti era minuziosamente sistemato intorno al corpo del defunto maschio, morto
tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C.
La struttura della tomba si distingue per le maggiori
dimensioni e per la presenza, sul lato sinistro, di un pozzetto, rivestito
anch’esso di pietre usato come ripostiglio per una parte del corredo ceramico.
Il defunto venne deposto supino con le sue armi sistemate lungo il fianco
destro.
Tra le ceramiche spiccano un’oinochoe con la
raffigurazione di un uomo con le braccia in alto e due cavalli affrontati e
varie forme in bucchero, alcune importate attraverso scambi commerciali con le
lontane città dell’Etruria e altre prodotte in ambito locale ed imitazione
delle prime.
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