La Castellina   

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a cura della dott.ssa Rita Longhi e del Circuito Museale Nursino

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Un po’ di storia ...

La rocca che occupa l’intero lato occidentale di Piazza San Benedetto, nacque come residenza fortificata per i governatori apostolici.

A causa delle tumultuose lotte cittadine che si succedettero a partire dagli inizi del 1500, a seguito delle scorrerie di eserciti stranieri durante la guerra tra Francia e Impero e soprattutto dopo l'ennesimo sanguinoso conflitto del 1554 il Pontefice Giulio III ordinò l’edificazione della Castellina. Sul torrione nord si legge la motivazione dell’intervento. 

Jacopo Barozzi detto il Vignola fu incaricato del progetto e, il 28 agosto 1554, a Norcia alla presenza del governatore Sebastiano Atracino e dei consoli ne tracciò la pianta verso porta delle Ceresce. Il 10 settembre fu posta la prima pietra. (La costruzione della fortezza ha implicato, con il beneplacito del Pontefice, la distruzione dell’antica chiesa di S. Maria Argentea , ricostruita nelle vicinanze del sito, e del Palazzo del Podestà, di cui è rimasto solo il muro sghembo inglobato nella fortezza stessa).


 

Sopra: Planimetria piano superiore della Castellina: in rosso l'area dedicata al museo, in verde la mostra
"Partire per l'aldilà", in giallo la cappellina affrescata

 

sopra: Planimetria piano terra della Castellina, in blu l'area dedicata alla Collezione Massenzi, in arancio la tomba del principe guerriero, in viola l'ingresso al museo con la biglietteria ed il bookshop.
 

 

Nel 1569 Pio V, nell’ambito della riorganizzazione in senso accentrato dello Stato Pontificio, istituì la Prefettura della Montagna, destinando come sede ufficiale, militarmente sicura e architettonicamente atta ad assolvere funzioni di rappresentanza, la fortezza della Castellina.

Sul piano politico la Castellina significò la definitiva scomparsa dell’autonomia locale, svuotò il ruolo dei consoli (che tuttavia sopravvissero fino agli inizi del XIX sec.) e venne ad essere il simbolo della irreversibile crisi del governo comunale e del recupero da parte del potere centrale del controllo politico della periferia.

L’edificio è formato da un piano terra, da un piano nobile e da alcuni ammezzati. La pianta è quadrata, con baluardi angolari fortemente scarpati e sghembi alla base.

L’intero edificio è fasciato da una forte cordonatura, al di sopra della quale si aprono le finestre, fino al 1861 munite di robuste inferriate.

Sulla piazza si apre il portale principale con tre stemmi sovrastanti. Ai lati sono sistemati due leoni di scuola Beuronense (primi del sec. XX) che fino agli anni ’50 decoravano la cripta di S. Benedetto.

Sul lato ovest si trova una porta in asse con quella principale che fu aperta a spesa dei condannati: “Publicae commoditati reorum sumptibus, 1734”.

Gran parte dei materiali lapidei adoperati nella Castellina provengono da edifici distrutti, anche antichi.

Entrando dalla porta principale si trova un atrio selciato su cui si affacciano tre porte.

Le laterali immettono nelle ex-cancellerie (civile e criminale legate all’amministrazione della giustizia esercitata direttamente dal Prefetto o tramite Luogotenenti),  mentre quella centrale porta nel cortile.

Quest’ultimo è chiuso in uno slanciato quadriportico di dodici archi che sorregge il ballatoio coperto da tettoia.

Sotto le volte a crociera si aprono le porte cinquecentesche (con stemmi di prefetti affrescati sulla volta e sopra le traverse) della sala di udienza della cancelleria, delle carceri, delle scuderie, degli alloggi della guarnigione e della sala di tortura, dalla quale, attraverso un corridoio sotterraneo già compiuto nel 1562, si usciva dalle mura cittadine attraverso porta Ferrata. Esso serviva “per andare fuori della terra, per pigliar dentro o mandar fuori pregioni er per mandar via la corte o farla venir di notte senza saputa et senza impedimento, et per altri bisogni de la giustizia et del superiore” (Malvasia).

 

 

               

Sulla fontana del cortile è collocata una statua ricomposta da due frammenti romani non pertinenti, tradizionalmente indicata come Vespasia Polla nursina, madre dell’imperatore Vespasiano. (foto a sinistra)

 

clicca sulla foto per ingrandirla

 

Sull’ala nord una doppia scalinata porta da un lato ai locali seminterrati, e dall’altro al piano nobile.

L’elegante scalone d’onore è stato voluto dal Prefetto Giovan Bernardo Piscina romano nel 1587 in sostituzione di una scala lignea, in parte ristrutturato dopo gli eventi sismici del XVIII sec.

Sul piano nobile si articolano gli ambienti di rappresentanza con la sala di udienza, la cappella affrescata e l’abitazione del Prefetto.

Attualmente il piano superiore ospita il museo Civico e Diocesano.  

Il museo è stato inaugurato nel settembre del 1967, con opere depositate dal Comune, dalla Curia e dagli Istituti Riuniti di Beneficenza di Norcia secondo un piano ideato dall’allora storico dell'arte della Soprintendenza di Perugia Francesco Santi.

Il terremoto del 1979, che ha provocato forti danni alla Castellina, costrinse il Comune ad evacuare le opere esposte, che solo nel 1997 tornarono ad essere visibili al pubblico con un nuovo allestimento espositivo che tuttora deve essere completato ed ampliato.  

 

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Si ringraziano il Comune di Norcia e l'Arcidiocesi di Spoleto-Norcia proprietari delle opere esposte nei musei

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